GyneFix

 

Sin dal 1985, the International Study Group on Intrauterine Drug Delivery, gruppo dell'Università di Ghent (Belgio), ha sviluppato un dispositivo intrauterino di nuova concezione, per migliorarne l'efficacia e la tollerabilità, creando una relazione armoniosa tra la cavità uterina e la spirale.

 

Il nuovo dispositivo chiamato GyneFix, consiste in un filo di sutura non biodegradabile costituito da un monofilamento chirurgico 00 in Polipropilene, sul quale sono infilati sei piccoli cilindri di rame che procurano una superficie di area totale mm2 330. Il cilindro superiore e inferiore sono fissati sul filo in modo da trattenere anche i quattro cilindri restanti permettendo un'ampia mobilità in tutte le direzioni.

 

 

 

 

 

L'estremità superiore del filo presenta un nodo che, posizionato nel contesto del miometrio fundico, svolge la funzione dell'àncora. A tal fine si utilizza uno speciale strumento, un lungo ago con piccolissimo uncino per posizionare il nodo a circa cm 0,5-1 di profondità nel miometrio. Nella foto potete notare i sei cilindri di rame, di cui il primo e il sesto schiacciati sul filo, il nodino che farà da àncora nel fondo uterino. Ogni cilindro è lungo cm 0.5, con un diametro di cm 0.2. La lunghezza complessiva della spirale è cm 3.

 

La spirale acquista l'immagine del piercing o dell'orecchino penzolante nell'utero e ancorato al fondo dell'utero, zona povera di fibre nervose.

Grazie al disegno caratteristico del GyneFix, alla mancanza di supporto plastico e al suo ancoraggio sul fondo uterino è stata ottenuta un'ottima tollerabilità e una quasi completa assenza d'espulsioni, un tasso di gravidanza di 0,2% annuo. L'assenza dell'elemento plastico e la conseguente flessibilità si riflettono sulla bassa incidenza d'effetti collaterali e di complicazioni, come le PID e le gravidanze ectopiche.

 

 

 

 Per acquisire il senso delle proporzioni: GyneFix al confronto della mano

 

 

IUD tradizionali, il problema dell'accettabilità.

Il problema più rilevante con l'uso degli IUD è la loro accettabilità. Benché il tasso di continuazione delle utilizzatrici di IUD sia tra i più alti tra i contraccettivi reversibili moderni, secondo gli studi circa il 30-50% rimuovono il loro dispositivo dopo tre anni.[1]

I problemi maggiori che contribuiscono alla discontinuazione del metodo: 1. L'espulsione spontanea, 2. La richiesta delle pazienti per motivi medicali, specialmente sanguinamento anormale o aumentato e crampi uterini.

Il sanguinamento modesto uterino (spotting) deriva in parte dalla presenza del rame. Le emorragie e i crampi sono essenzialmente collegati all'incompatibilità tra la struttura dello IUD e le dimensioni della cavità uterina, che presenta grandi variazioni individuali.

Negli ultimi 15 anni niente risultava migliorare la tolleranza e l'accettabilità, né il disegno di nuove forme, né l'uso di nuovi materiali plastici. Nel frattempo l'aumento della superficie del rame garantiva un aumento dell'efficacia contro le gravidanze inaspettate, ma manteneva il relativo alto tasso d'effetti collaterali.

 

GyneFix risolve:

1.     Il problema dell'incompatibilità tra IUD e cavità uterina

2.     I dolori uterini, da permanenza di spirale, praticamente non si ritrovano più. È un campo di particolare pregio rispetto alle altre spirali, in quanto il dolore uterino è il più inflente sullla qualità della vita. La donna ha normalmente il dolore mestruale di sempre, ma non si ritrova un dolore aggiunto. Donne senza dolore mestruale non ne acquistano introducendo un GyneFix.

3.     La necessità di cambi frequenti di IUD, da cui minor motivo di disagio rispetto al metterla-toglierla, il risparmio economico per le diverse introduzioni-primi controlli. Attualmente consiglio di inserire una spirale fin dai 38 anni, per arrivare con una unica GyneFix fino alla menopausa. In questa età si può garantire una durata d'azione di 12 anni d'impiego per un'unica spirale.

4.     Il problema dell'espulsione dello IUD. Il sistema di ancoraggio garantisce una stabile tenuta del tempo. La dislocazione tramite contrazioni uterine non è più possibile perché l'utero non ha più una struttura solida da "spingere". È ancora possibile, in casi rarissimi, il "non impianto". In questo caso, essendo l'espulsione concentrata nei primi mesi, ci si può permettere una grande sicurezza in tutto il tempo successivo. È possibile utilizzare tamponi interni anche di notte.

5.     Le gravidanze indesiderate. Il tasso di gravidanza con GyneFix è di 0.2 gravidanze in 100 anni-donna. Se la pillola ha un rischio teorico di 0.1 in 100 anni-donna, dal punto di vista pratico, arriva al 3% in Occidente. GyneFix Può essere quindi fino a 15 volte più efficace della pillola.

6.     Il dubbio che la spirale sia a posto ma spostata e quindi meno efficace. GyneFix una volta controllata ecograficamente, si trova a 2-4 mm dal fondo uterino. Se è ancorata e tirata gentilmente dal ginecologo non viene giù, si trova sicuramente dove è stata visualizzata precedentemente in ecografia. Non sono necessari ulteriori controlli.

 

Ginefix non risolve:

1.     Il sanguinamento leggero e di colore frequentemente scuro non è particolarmente ridotto da GyneFix anche se le mestruazioni sono difficilmente emorragiche. Le mestruazioni possono comunque aumentare in durata e in quantità, ma difficilmente da dover togliere GyneFix. In questo argomento non acquisisce meriti eccessivi rispetto alle altre spirali

2.     In caso di rapporti con più partners o con nuovi partners non controllati, non protegge contro le infezioni pelviche. Sono comunque possibili controlli efficaci, ma metodici.

 

Un po’ di dati

In uno studio iniziato nel 1988 sono stati inseriti 1039 GyneFix. 278 furono inserite in nulligravide.

In 1039 donne in tre anni d'uso vi sono state due gravidanze intrauterine, con un tasso di gravidanza cumulativo di 0.5 a 36 mesi. Una gravidanza si è posizionata nella cavità libera da GyneFix di un utero bicorne. Non sono state diagnosticate gravidanze ectopiche. Non si sono osservate perforazioni uterine o PID.Solo sei GyneFix sono stati espulsi durante il periodo di studio con un tasso di espulsione di 0.7 a 36 mesi. Di questi uno fu diagnosticato dalla paziente in quanto il dispositivo venne via con la rimozione di un tampone. In cinque casi furono espulsi durante i primi tre mesi dopo l'inserimento in quattro centri diversi poco dopo l'inizio della collaborazione di questi centri allo studio, a causa di inserimenti impropri dovuti a mancanza di familiarità con il dispositivo. L'età non influenza il tasso di espulsione. La rimozione per motivi medici ammonta a 4.3 a 36 mesi. Nelle nulligravide il tasso di rimozione fu solo di 2.4 a 36 mesi. Gli effetti collaterali più comuni furono sanguinamento e dolore (maggiormente il sanguinamento: 27 casi). Cumulativamente il tasso di rimozione per dolore e sanguinamento fu di 3.8 a 36 mesi.

Il tasso di continuazione ammonta a 81.2 a 36 mesi nel gruppo totale di donne, e di 70.1 a 36 mesi nelle nulligravide. Il 12.8 e il 25.2 è il numero di rimozioni per desiderio di gravidanza, rispettivamente nei due gruppi.

 

 

 



[1] The GyneFix implant systems for interval, postabortal and postpartum contraception: a significant advance in long term reversible contraception Internation Sudy Group on Intrauterine Drug Delivery: H. Van Kets et al. The European Journal of Contraception and Reproductive Health Care Vol. 2, n° 1, March 1997